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Feb
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Il cannoncino misterioso

prova

Si inizia con tre vite, chi sta giocando ne ha due e sullo schermo vedo una sola testa. C'è un senso in questa vita?

Vedete dei cannoni nell’immagine qui sopra? No? Bene.

Nemmeno io, nel 1986, nella squallidissima sala giochi del Parco Rosati a Roma ne vedevo, eppure tutti parlavano di cannoncini. In particolare dell’ultimo: “Mortacci sua m’è rimasto solo l’ultimo cannoncino!” Solo dopo qualche minuto mi resi conto che i garbati astanti si riferivano alle vite a disposizione.

L’ultima vita è importante. È importante perché è solo in quel momento che ci rendiamo conto che il nostro fallimento è a un passo, che forse, effettivamente, la principessa non riusciremo a salvarla nemmeno questa volta, a meno di regalare miliardi in gettoni al dio dei videogiochi.

L’ultima vita è importante anche perché è quella più simile alla vita vera. Dopo c’è solo il game over. Non a caso, infatti, l’ultima vita è quasi sempre quella in cui ci impegniamo di più (a patto che il gioco non ci scoraggi in maniera ingiusta, per esempio con la perdita di tutte le armi e potenziamenti, vizio presente in molti spara e fuggi anni ’80). È come se ci ricordassimo di “dare il massimo” solo quando siamo alle strette, un processo mentale non poi troppo dissimile dal rimandare a domani quello che si potrebbe fare oggi, se ci pensate.

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6 Responses to “Il cannoncino misterioso”


  1. 2 marzo 2010 alle 13:55

    E poi, quando sei a zero cannoncini, ne vinci uno.
    E ti senti sereno. E l’adrenalina scende. E li perdi entrambi. E anche questa è la vita, accidenti.

    B.

  2. 2 Vincenzo
    6 marzo 2010 alle 00:54

    Verissimo. Nella squallida sala giochi in cui cercavo di uccidere la noia dell’ennesima estate passata in un paesino del profondo sud TUTTI, quando giocavano, miravano al “cannone bonus”. E in Super Mario Bros avere un cannone in più faceva la differenza, specie quando per giocare c’era la fila, ti guardavano almeno in 5 e il famigerato figlio del sindaco gufava perchè lì, in quella sala, l’essere ‘figlio di’ non bastava a farlo passare avanti alle 4 persone che volevano giocare prima di lui.

  3. 3 joker
    6 marzo 2010 alle 23:12

    Quando giocavo io da piccolo la vita era denominata la “palla”.

    ROTFL.

  4. 7 marzo 2010 alle 13:43

    Joker, 😀 cannoncino almeno veniva da Space Invaders e dagli shooter vecchio stampo in generale, ma PALLA? Non è che per caso al paese tuo c’era solo Marble Madness in sala giochi? 😀

  5. 5 MEtilico
    15 marzo 2010 alle 18:13

    Palla viene dal più arcaico flipper… dove le palle erano all’ordine del giorno 🙂

  6. 6 Marpo
    26 marzo 2010 alle 01:32

    Il Parco Rosati, all’EUR!
    Anche al bar sotto casa mia cominciarono a chiamare “cannoncino” le vite restanti.
    All’incirca quando arrivò Xevious.


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